Chi siete e di cosa vi occupate?
Baite Baudinet è una struttura gestita da me (Anna Maria Bongiovanni, ndr) e da mio marito. Ho lavorato per 25 anni nel mondo del turismo, ero agente di viaggio, volevo però provare a fare un turismo diverso, anche perché io sono originaria della Langa, sono di Alba, e ho avuto modo di osservare le opportunità che un territorio può offrire. Mio marito è un fisico con la passione per la cucina, ha seguito svariati corsi e preso le abilitazioni necessarie così da poter trasformare quella passione in un lavoro; lui si occupa della cucina, mentre io dell’accoglienza, delle camere, del marketing, del rapporto coi clienti. Abbiamo creato un rifugio. Ad agosto spegneremo la nostra quarta candelina, abbiamo aperto come residenza di campagna, country house, e ora siamo in via di definizione per la trasformazione in rifugio alpino.
La nostra struttura consta di 4 camere con bagno privato. Abbiamo acquistato tre stalle abbandonate, con l’immensa fortuna di avere trovato un unico proprietario, cosa non facile in zone di montagna, dove spesso le proprietà sono frazionate; intorno alle baite abbiamo 10000 mq di terreno. Abbiamo affidato la ristrutturazione a un’impresa e siamo riusciti a mantenere tre baite nella loro struttura pressoché originaria, ricostruite con muri a secco e tetti in losa, abbiamo recuperato tutto ciò che potevamo ma mettendo un comfort adeguato; non è un rifugio con grandi camere e letti a castello, sono piccole camere d’albergo. Per quanto concerne poi la cucina, proponiamo un menù piemontese tipico e compriamo in valle tutto ciò che possiamo, anche perché qui c’è una grande ricchezza di produttori e di materie prime di qualità. Organizziamo poi alcuni eventi mirati, sia per farci conoscere, sia per far conoscere la valle. Per esempio mio marito è appassionato di astronomia, abbiamo quindi acquistato un telescopio e organizziamo serate di osservazione delle stelle a tema astronomia. Quest’anno, inoltre, partiremo con le giornate occitane, io e mio marito suoniamo rispettivamente la ghironda e il semitoun e proprio grazie alla musica abbiamo percepito il profumo di questo ambiente meraviglioso, quello occitano, che al di là del ballo riunisce intorno a sé tante persone appassionate da questa cultura. Vogliamo proporre un ritorno a una cultura poco sentita in Valle Pesio.
Come avete conosciuto il GAL/siete entrati in contatto?
Nel momento in cui abbiamo avviato questo progetto, io ho portato avanti delle ricerche di mercato per capire con quali realtà potessimo collaborare e così mi sono imbattuta in Armando Erbì, nel Conitours e in Cuneo Bike Experience, associazione a cui ci siamo appoggiati per avere visibilità nel mondo di chi frequenta la montagna in bicicletta, e il suggerimento di sondare il GAL mi è arrivato proprio dagli uffici del Conitours. In quel momento, con nostra grande fortuna, c’era un bando dedicato alle tipologie di lavori e interventi che avremmo dovuto apportare per ristrutturare le baite e così abbiamo scelto di partecipare, da lì abbiamo ottenuto il finanziamento ed è iniziata la nostra avventura.
Come lei sottolineava, avete ottenuto il finanziamento per la ristrutturazione della baita, questo progetto è risultato particolarmente importante anche per il contesto ambientale in cui questa è inserita.
Si, esatto. Io, per professione e formazione, una visione turistica ce l’avevo, in cuor mio credevo che avrebbe potuto essere un punto favorevole per attirare pubblico, però non immaginavo e non sapevo, perché non conoscevo bene la valle, che tutto questo versante di montagna fosse bellissimo e dotato di sentieri stupendi, immersi nel verde. Bellissimo sì, ma dimenticato. Solitamente chi frequenta la Valle Pesio va diretto a Pian delle Gorre, nel Parco del Marguareis, e questo percorso veniva fatto incidentalmente. Chi non lo conosce lo scopre come un luogo meraviglioso e aver aperto un presidio in loco sta permettendo di riscoprire l’ambiente circostante; ora si fanno percorsi in quota, qui ci sono le cime della Gardiola e del Cars, ma anche percorsi che scendono alla Certosa di Pesio, un vero simbolo di questa vallata. Attualmente c’è un fervido interesse principalmente da parte di un pubblico di Cuneo e Mondovì, persone che hanno saputo di noi e vengono su, avendo così occasione di vivere questo versante di montagna, non per forza fermandosi da noi ma semplicemente passando a salutare e poi proseguendo lungo il sentiero. Per venire da noi si cammina almeno un’ora e si arriva soltanto a piedi, oppure in bicicletta o a cavallo, in ogni caso sono vietati i mezzi a motore, anche perché l’unica stradina che porta da noi è privata. Siamo circondati da due maestosi boschi di faggio, poi intorno a noi ci sono castagni e betulle, e abbiamo scoperto da poco che proprio vicino a noi, benché non sulla nostra proprietà, c’è un faggio secolare per cui è stata fatta richiesta di inserimento nell’elenco degli alberi monumentali, si tratta di un immenso albero costituito da sette piante insieme. Grazie a tutte queste peculiarità abbiamo iniziato ad avere anche turisti albesi, francesi, liguri, ma l’ambizione è quella di aprirci all’Europa, è un discorso che stiamo facendo anche con altre realtà locali. Sicuramente la scoperta o la riscoperta di un luogo come questo potrà avere ricadute positive sull’intero territorio e, speriamo, faccia accrescere la sensibilità verso la cura della natura e dell’ambiente.

